
In seduta ci siamo io, il paziente e il capitalismo
23 Settembre 2025
Tra Bonus e Raccolta Punti: la psicologia svenduta al mercato
17 Ottobre 2025Ridurre la psicologia scolastica al solo sportello d’ascolto è come sistemare l’ingresso di casa mentre dietro l’angolo regna il caos: dall’esterno può sembrare tutto in ordine, ma sappiamo benissimo che non lo è.
Non ho mai svolto il ruolo “canonico” di psicologa scolastica da sportello, in una stanzetta appartata con la targhetta “Psicologa” sulla porta.
Eppure ho trascorso migliaia di ore a scuola: prima come OEPAC e assistente specialistica, poi come psicologa.
Ore passate a osservare dinamiche relazionali, fragilità grandi e piccole, bisogni di supporto dei docenti, conflitti intra e intergenerazionali, ansie, pregiudizi, stereotipi.
Proprio per questo, l’annuncio della nuova iniziativa del CNOP sulla psicologia scolastica mi lascia perplessa.
L’INIZIATIVA IN BREVE
Il servizio di intervento psicologico per gli studenti, nato da un lavoro di interlocuzione del CNOP con il Ministero dell’Istruzione, prevede:
- Cinque incontri online con psicologi selezionati da un elenco nazionale;
- Destinatari: studenti dell’ultimo anno della secondaria di I grado e del primo biennio della secondaria di II grado;
- Accesso: solo con autorizzazione dei genitori;
- Finalità dichiarata: offrire ascolto e supporto a distanza, in nome dell’equità territoriale.
Un passo piccolo, incerto — e anche rischioso — se pensiamo a ciò che serve davvero alle nostre scuole.
Certo, qualcuno potrebbe obiettare: “È un intervento parziale, ma il Ministero ci ha chiesto questo, altrimenti avremmo perso i fondi.”
Capisco il timore di perdere delle risorse, ma presentare un progetto così limitato senza spirito critico rischia di legittimare un modello carente, privo di visione strategica e destinato a esaurirsi con i fondi disponibili.
Delle attività del Gruppo di lavoro del CNOP non è disponibile alcun documento aggiornato, né un articolo o una presa di posizione pubblica: solo un accenno d’intenti. E senza trasparenza o direzione dichiarata, le buone intenzioni restano promesse vaghe.
COSA NON CONVINCE
1. Limitarsi allo sportello è un errore di prospettiva
Ridurre la psicologia scolastica a uno sportello — oggi, per di più, a distanza e con un massimo di cinque colloqui — significa raggiungere solo chi ha già la forza (e il consenso familiare) per chiedere aiuto.
E dimenticare che la scuola è soprattutto vita di gruppo: emozioni, appartenenze, esclusioni sottili, conflitti, dinamiche di potere, chat infuocate.
Chi lavora in aula lo sa: la persona “in difficoltà” è spesso il termometro di un disagio collettivo.
2. La scuola è un’organizzazione, non una sala d’attesa
Ogni istituto è un ecosistema con ruoli, gerarchie, regole implicite e una cultura interna che viaggia più nei corridoi che nelle circolari ufficiali.
Il benessere psicologico dipende anche da questo.
La psicologia scolastica dovrebbe avere una funzione consulenziale e organizzativa, capace di leggere le dinamiche e proporre interventi di sistema.
Uno sportello online non può farlo: non respira l’aria dei corridoi, non percepisce il clima scolastico, non dialoga con chi guida la nave.
3. La prevenzione nasce nei gruppi e dagli adulti di riferimento
Le competenze emotive e relazionali si costruiscono insieme, non solo nello spazio di un colloquio individuale.
Laboratori in classe, giochi di ruolo e attività di gruppo permettono di sperimentare empatia, collaborazione e gestione dei conflitti.
E gli adulti hanno bisogno di strumenti per riconoscere i segnali precoci di disagio e affrontarli senza paura.
Molti non hanno gli occhi allenati a vederli, altri temono di intervenire: per questo servono formazione, supervisione e supporto strutturato.
4. Il rischio: diventare un “servizio accessorio”
Se la psicologia resta confinata a un servizio online per pochi (e con consenso genitoriale obbligatorio), la scuola continuerà a percepirla come qualcosa di esterno e opzionale.
Così il nostro ruolo rimane un’appendice, non una risorsa strategica, scollegata dalla realtà quotidiana che vive tra le mura scolastiche.
COSA SERVIREBBE DAVVERO
Prima di tutto, psicologi presenti e riconosciuti nelle scuole, parte della comunità scolastica e non percepiti come consulenti esterni o obblighi ministeriali.
Servono laboratori continuativi per potenziare le competenze emotive e relazionali: spazi per imparare a comunicare, gestire emozioni, costruire relazioni sane e affrontare le sfide evolutive.
Luoghi dove parlare di bullismo, affettività, sessualità, DCA e — soprattutto — delle soft skills fondamentali per la vita.
È essenziale anche il coinvolgimento degli adulti: la prevenzione funziona solo se tutti partecipano e si sentono sostenuti.
Per questo servono spazi di ascolto e formazione per docenti, dirigenti e famiglie, dove affrontare insieme le difficoltà educative e relazionali.
Infine, ogni intervento deve essere monitorato e valutato seriamente.
Non basta contare gli accessi allo sportello: bisogna capire se il clima scolastico migliora, se il benessere di studenti e personale cresce.
Occorrono strumenti di valutazione e veri progetti di ricerca-azione per misurare l’impatto e orientare le scelte future.
IN POCHE PAROLE…
Mettere una “pezza digitale” su un vestito logoro non basta: serve un abito nuovo, cucito su misura, che rispetti la complessità della scuola e delle persone che la abitano ogni giorno.
La psicologia scolastica deve essere una presenza viva: nei corridoi, nei consigli di classe, nei progetti formativi.
Non si tratta solo di “aiutare” studenti in difficoltà, ma di leggere segnali precoci, sostenere gli insegnanti, fare prevenzione reale e costruire fiducia nel tempo.
Servono figure stabili, riconosciute e politiche lungimiranti — non progetti spot buoni per i comunicati stampa ma incapaci di lasciare traccia.
Se vogliamo scuole sane e inclusive, dobbiamo smettere di aggiungere toppe e iniziare a progettare un sistema dove la psicologia sia parte integrante e strutturale.
E dobbiamo essere noi, come categoria, i primi a crederci: solo con visione e spirito critico possiamo costruire servizi pubblici all’altezza della complessità umana e sociale che la scuola ogni giorno rappresenta.

