
Le linee guida per CTU che non sono linee guida
13 Novembre 2025Notizia di questi giorni: la Regione Toscana ha stanziato risorse dedicate per attivare 48 “facilitatori” nei Pronto Soccorso, distribuiti su 21 presidi del territorio regionale.
Si tratta di figure non sanitarie, pensate per:
- migliorare l’accoglienza e la comunicazione con il pubblico;
- fornire informazioni agli utenti;
- contenere tensioni e conflitti nelle situazioni di sovraffollamento;
- contribuire a prevenire episodi di violenza o aggressioni.
- Il progetto viene presentato come una sperimentazione, finanziata con fondi specifici, centrata su abilità relazionali: empatia, ascolto, gestione delle emozioni, capacità di mediazione.
COSA VIENE CHIESTO AI FACILITATORI?
Nei bandi per l’AUSL Toscana Centro gli incarichi vengono descritti in modo piuttosto dettagliato.
Tra le funzioni rientrano:
- la gestione delle situazioni critiche nelle sale d’attesa e il raccordo con le aree di cura;
- la mediazione tra pazienti, familiari e personale, per favorire comunicazioni chiare e non conflittuali;
- il riconoscimento precoce di segnali di tensione e l’intervento con tecniche di de-escalation;
- la tutela degli operatori sanitari attraverso la prevenzione dell’escalation dei conflitti;
- il contributo a un clima percepito come sicuro, ordinato e rispettoso.
All’articolo dedicato ai requisiti vengono inoltre elencate competenze come:
- empatia e ascolto attivo;
- capacità di riconoscere e gestire emozioni e conflitti;
- tecniche di gestione delle crisi e di de-escalation;
- autocontrollo e resilienza in contesti stressanti;
- conoscenza delle dinamiche dei Pronto Soccorso;
- capacità di creare fiducia e di lavorare in un contesto multiprofessionale.
Dal punto di vista economico, il bando prevede fino a 1.750 ore annue per un compenso di 35.000 € lordi per ciascun incarico, per una stima complessiva di circa 1.680.000 € di fondi stanziati.
IL NODO CRITICO: COMPETENZE PSICOLOGICHE SENZA PSICOLOGI
Pur non prevedendo attività di diagnosi, valutazione, colloquio o sostegno psicologico in senso stretto, è evidente che il cuore del progetto è costituito da competenze psicologiche: lettura delle dinamiche emotive, prevenzione e gestione dei conflitti, regolazione delle crisi, tutela degli operatori esposti a forte stress.
Eppure:
- la figura viene definita espressamente “non sanitaria”;
- tra i titoli di studio è indicata anche ma non solo la laurea triennale in psicologia,
- non è prevista alcuna preferenza per professionisti iscritti all’Albo, cioè persone con una formazione specifica regolamentata e con un codice deontologico che ne vincola responsabilità e modalità di intervento.
In pratica, si disegna un ruolo che lavora sul piano relazionale ed emotivo in un contesto ad alta complessità – il Pronto Soccorso – senza valorizzare pienamente le professionalità che di queste competenze sono titolari per legge: psicologhe e psicologi.
Una scelta poco efficiente, prima ancora che poco coerente
Come AltraPsicologia Toscana, condividiamo la preoccupazione per l’aumento delle aggressioni e delle tensioni nei Pronto Soccorso, che investono tutto il personale sanitario, psicologi compresi.
È un problema reale, grave, che richiede strumenti adeguati.
Proprio per questo ci sembra discutibile:
- creare una figura ibrida, non sanitaria, cui affidare compiti delicati di gestione emotiva e relazionale;
- non prevedere un chiaro coinvolgimento di psicologhe e psicologi, già formati – e formati proprio su questi aspetti – per lavorare in équipe, in contesti di emergenza e in condizioni di stress elevato;
- non agganciare il progetto a un quadro professionale regolamentato e deontologicamente vincolato.
In un’ottica di efficienza, efficacia e sicurezza, sarebbe apparso naturale rivolgersi a figure con:
- competenze psicologiche certificate;
- esperienza di lavoro nei contesti sanitari;
- chiari riferimenti deontologici e responsabilità definite.
In altre parole: psicologhe e psicologi iscritte/i all’Albo.
IL TEMA DEL DIALOGO ISTITUZIONALE
C’è poi un ulteriore elemento che non può passare inosservato.
Sul portale ufficiale Toscana Notizie si legge che questa figura sarebbe stata “pensata mesi fa dalla Giunta”.
Se il progetto è in gestazione da così tanto tempo e se ruota intorno a competenze psicologiche, è legittimo chiedersi:
- perché la Regione non ha coinvolto l’Ordine degli Psicologi della Toscana, interlocutore naturale su questi temi?
- il confronto istituzionale tra Regione e Ordine è stato attivato e, se sì, con quali esiti?
- oppure dobbiamo concludere che questo dialogo non sia così strutturato e stabile come dovrebbe essere?
COSA CHIEDIAMO
Come AltraPsicologia Toscana riteniamo necessario che:
- l’Ordine regionale apra rapidamente un confronto formale con la Regione Toscana su questo progetto;
- il ruolo dei facilitatori venga ripensato o riorientato, valorizzando in modo chiaro le competenze psicologiche e la presenza di professionisti iscritti all’Albo;
- ogni intervento volto a prevenire le aggressioni nei Pronto Soccorso sia costruito in modo da tutelare davvero sia gli utenti sia i professionisti, senza scorciatoie né figure ibride che rischiano di essere poco efficaci e difficili da collocare nelle équipe.
La prevenzione della violenza nei servizi sanitari è un obiettivo che condividiamo pienamente.
Proprio per questo chiediamo che venga perseguito con serietà, coerenza e piena valorizzazione delle competenze psicologiche..

