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Il Centro per le Performance Economiche della London School of Economics (LSE), una delle più prestigiose ed influenti università britanniche, ha prodotto, in occasione delle elezioni nel Regno Unito del maggio 2015, un’interessante analisi di scenario che presenta in maniera sintetica i dati circa la ricaduta degli interventi psicologici attivati ed attivabili dal sistema sanitario pubblico inglese anche in termini di valore economico.

Al centro della breve riflessione vi è l’affermazione, supportata dai dati riferiti, che gli interventi di cura per la malattia mentale si ripagano ampiamente con i risparmi che consentono al sistema economico.

Negli ultimi anni le politiche per la salute mentale in Gran Bretagna sono state grandemente incentivate sulla base di una serie di studi, partiti da analisi proprio della London School of Economics, che hanno fatto rilevare il deciso vantaggio economico derivante dalla diffusione dell’offerta pubblica di psicoterapia.

IL COSTO DELLA PATOLOGIA PSICHICA

La patologia psichica è la principale causa di povertà e il principale problema di salute in età lavorativa, nei paesi ricchi, e ciò implica conseguenze economiche decisamente rilevanti visto che, solo in GB, le malattie mentali contano per il 40% di tutte le invalidità (richiedenti di sussidi di disoccupazione e simili) e per il 40% di tutti i casi di assenza dal lavoro.
Questo fa si che il costo delle patologie psichiche per l’economia inglese sia di circa 70 miliardi di sterline, di cui grosso modo la meta è a carico della spesa pubblica. Inoltre, le malattie mentali aggiungono il 50% ai costi delle cure sanitarie per malattie fisiche (altri 10 miliardi di sterline), visto che la comorbilità aggiunge complicanze e quindi costi.


IAPT: UN PROGRAMMA PUBBLICO PER INCENTIVARE LA TERAPIA PSICOLOGICA
 

g1380In quel Paese è stato pertanto attivato, dal 2008, un programma pubblico di incentivazione all’accesso alla terapia psicologica per gli adulti affetti da ansia e depressione (IAPT – Improving Access to Psychological Therapies) i cui risultati sono al cento delle riflessioni proposte nel citato opuscolo della London School of Economics.

I pazienti possono presentare anche autonomamente richiesta di accesso a questo programma e i dati rilevano che circa 780.000 persone l’anno, il 13% dei sei milioni che ne avrebbero bisogno, usufruiscono dei servizi psicologici offerti dallo IAPT.

I risultati in termini di efficacia sono sostanzialmente in linea con le previsioni degli economisti e con i rilevamenti della letteratura scientifica in psicologia: alla fine della terapia il 45% delle persone curate si è ristabilito.

Nonostante i grandi sforzi messi in campo negli ultimi anni, sforzi che hanno portato al reclutamento di oltre 6.000 psicoterapeuti nel programma IAPT e di altri 1000 nel programma – più recente – per bambini e adolescenti, la London School of Economic rileva la necessità di implementare ulteriormente i fondi stanziati, raddoppiando il budget previsto nel 2015 per portarlo, entro il 2020, a 600 milioni di sterline.

Oltre a che a migliorare l’offerta di terapie psicologiche per le patologie mentali gravi (già strutturalmente affrontate dal sistema sanitario inglese) nonché per l’ansia e per la depressione (affrontate con IAPT), questi stanziamenti servirebbero a cogliere una delle principali sfide per la salute pubblica dei prossimi anni: la comorbilità tra malattie fisiche croniche e problemi psicologi.

Un paziente con una malattia cronica costa, ogni anno, 2000 sterline in più al sistema sanitario se ha una comorbilità psichica ed una percentuale rilevante di patologia psichica può essere risolta con percorsi psicoterapeuti il cui costo è, dati alla mano, di 650 sterline una tantum: meno costi ambulatoriali, meno ricoveri ospedalieri, meno visite al pronto soccorso, minor ricorso a prescrizioni farmacologiche per tutta la vita a fronte della spesa per un trattamento psicoterapeutico una volta soltanto.

INTERVENTO PSICOLOGICO: SPESA O INVESTIMENTO?

I rilevamenti a livello internazionale riscontano che le persone a cui è stata somministrata una terapia psicologica costano in media il 20% in meno per la cura di malattie fisiche, rispetto alle persone non trattate per gli stessi problemi psicologici, e i risparmi possono essere ancora più grandi applicando protocolli specifici per gruppi con diagnosi specifiche (diabete, angina, ecc.).

Ciò richiederà modi nuovi di lavorare per gli specialisti della cura psichica, in setting ripensati a stretto contatto con medici generici e specialisti.

Allo stesso modo, per quanto riguarda i bambini – sostiene la London School of Economics – l’ampliamento dell’offerta di servizi per la terapia psicologica dovrebbe essere effettuato presso le scuole, che rappresentano il contesto più accettabile per l’ intervento precoce garantendo ricadute estremamente positive in termini di salute mentale e costi conseguentemente ridotti negli anni futuri.

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UN INTERESSE POLITICO MONDIALE

Si tratta, in gran parte, di dati già noti al pubblico degli addetti ai lavori ma l’aspetto più interessante di questo report sta meno nella parte “scientifica” e più in quella “politica”: la London School of Economics – non nuova ad esercitare la sua influenza culturale nell’indirizzare le politiche per la salute mentale in Inghilterra – termina l’opuscolo con una panoramica sulle azioni circa la salute mentale previste nei programmi elettorali dei tre principali partiti inglesi (Laburisti, Social Democratici e Conservatori).

In occasione della campagna elettorale, cioè, dopo aver rappresentato come sia nell’interesse concreto e diretto della collettività valutare, anche dal punto di vista economico, le politiche che lo stato attua per la salute mentale e dopo aver indicato le priorità per il futuro in questo campo, la LSE rileva e rende pubblici, in maniera organica, gli impegni che i gruppi politici si assumono su questo tema, di fatto segnalandoli all’opinione pubblica come elementi di rilievo da tenere presenti al momento del voto.

Può apparire un’anomalia il fatto che siano degli economisti a propugnare l’utilità di sviluppare un sistema diffuso ed efficiente per la cura della malattia mentale, ma questo offre una chiave particolarmente efficace per la promozione dei trattamenti psicologici in tutti i Paesi.

Molti documenti prodotti dalle istituzioni internazionali indicano nella dimensione della ricaduta economica l’aspetto più rilevante a sostegno della diffusione della psicoterapia e dei trattamenti integrati per la salute mentale.

La Banca Mondiale stima che i costi economici dei disturbi mentali siano pesantissimi, solitamente occulti e non considerati: la riduzione nella produzione economica dovuta a patologia psichica, a livello globale, vale migliaia di miliardi di dollari; per la sola depressione è stato stimato un costo di almeno 800 miliardi di dollari nel 2010, una somma che dovrebbe più che raddoppiare entro il 2030.

Allo stesso tempo sono ormai consolidate dagli studi evidence based una serie di strategie nell’offerta di servizi e trattamenti psicologici dimostratesi efficaci nel promuovere, proteggere e ripristinare la salute mentale. Correttamente attuati questi interventi rappresentano “i migliori investimenti possibili” per ogni società, con ritorni estremamente significativi in termini di salute e di vantaggi economici.

È anche in questa chiave che l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Banca Mondiale organizzano per Aprile 2016 un meeting internazionale a Washington DC con focus sull’evidenziazione di questi dati d’impatto e sull’implementazione dei servizi pubblici per il trattamento di ansia e depressione considerandone l’accessibilità, il costo e l’efficacia in relazione alle ricadute economiche che producono.

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QUALE DIBATTITO IN ITALIA?

In Italia il dibattito su questo fronte tende ad essere pressoché nullo, limitato ad alcune voci isolate che propongono interventi più o meno strutturati senza riuscire, però, ad attivare l’attenzione da parte dell’opinione pubblica e del mondo politico.

È ora necessario costruire un fronte ampio, che parta dal mondo della psicologia e della psicoterapia per andare rapidamente oltre, coinvolgendo le istanze sociali e quelle economiche al fine di sostenere scelte consapevoli in questo senso da parte del sistema politico nazionale.

Occorre preliminarmente, però, costruire una unitarietà di visione strategica all’interno della nostra categoria per poter aspirare a definire azioni di reale impatto all’esterno.
E questa visione comune, finora, non si è realizzata per mille motivi peculiari della psicologia professionale in Italia.

Forse, però, i tempi sono maturi: AP è pronta.