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6 Maggio 2026In questi giorni, attorno alla riforma previdenziale ENPAP, si sono accumulate preoccupazioni, domande, tensioni. Per molte colleghe e molti colleghi anche rabbia. È comprensibile, e sarebbe sbagliato far finta di non vederlo.
Quando si parla di contributi, non si parla di un tema lontano o tecnico. Si parla del reddito di oggi, della fatica di far stare in piedi il proprio lavoro, della difficoltà concreta di sostenere una professione che, per tante e tanti, resta economicamente fragile. Per questo le preoccupazioni degli iscritti meritano rispetto vero.
Proprio per questo, però, c’è bisogno di chiarezza.
La decisione assunta dal Consiglio di Indirizzo Generale non nasce all’improvviso, ma da una riflessione maturata nel tempo negli Organi dell’Ente, accompagnata da approfondimenti tecnici e da un confronto serrato, attorno a una domanda di fondo che non si può più evitare: le pensioni future, con le regole attuali, saranno davvero adeguate?
Nel confronto è emerso con chiarezza che questo problema esiste e che continuare a rimandarlo avrebbe significato lasciare irrisolta una questione che riguarda il futuro di tutta la categoria.
Il punto, quindi, non è mai stato chiedere semplicemente un sacrificio in più. Si è trattato, piuttosto, di prendere sul serio un rischio: quello di ritrovarsi domani con pensioni troppo basse, non all’altezza di una vita di lavoro.
La riforma approvata interviene su due leve principali.
Prevede un aumento graduale del contributo soggettivo minimo dal 10% al 15%, con un punto percentuale in più ogni anno dal 2027 al 2031. Prevede inoltre l’aumento del contributo integrativo dal 2% al 4% dal 1° gennaio 2027, aumento che sarà interamente destinato al montante pensionistico individuale.
È stata inoltre prevista la possibilità, al pensionamento, di riscattare in unica soluzione la parte di montante derivante dalla metà di quel 2% di aumento dell’integrativo.
Non si è invece ritenuto di aumentare i contributi minimi fissi, come proposto dal raggruppamento di Agire per ENPAP. Non perché non fosse utile alle pensioni, ma perché avrebbe inciso davvero troppo sui nostri colleghi con i redditi più bassi, fascia che invece bisogna proteggere e sostenere.
Si è scelto inoltre di mantenere tutte le riduzioni volontarie dei contributi già in essere, per lasciare a chi ha redditi bassi, a chi è all’inizio della carriera oppure attraversa particolari momenti della vita, o è impegnato in un altro lavoro, maggiore libertà di scelta.
È una decisione impegnativa. Sarebbe poco onesto negarlo. Ma è poco onesto anche raccontarla in modo deformato o allarmistico.
I verbali del CIG documentano un percorso serio, ampiamente condiviso con i consiglieri ENPAP, gli Ordini e le associazioni di categoria più rappresentative, sviluppato nel tempo.
È una decisione che non nasce oggi. Nasce:
- Dal riordino degli investimenti nel 2014.
- Dalla rivalutazione maggiorata dal 2015.
- Dalla promozione della contribuzione volontaria dal 2017.
- Dall’ampliamento della libertà di scelta dei contributi e dell’età pensionabile.
- Dal simulatore pensionistico.
- Dal contributo assistenziale per pensionati.
Ma tutto questo non è stato sufficiente.
Le proiezioni tecniche ci dicono che mantenendo l’attuale livello di contributi, la maggior parte delle pensioni sarà sotto la soglia di povertà e che la situazione non migliorerà per effetto dell’aumento dell’anzianità di iscrizione.
Con l’attuale livello di contribuzione, la nostra categoria è destinata ad andare incontro ad una diffusa povertà, in una fase della vita in cui è invece necessario disporre di una rendita certa, adeguata, semplice e vitalizia.
Per questo, nel 2022, il CIG ha approvato gli obiettivi generali della previdenza, il patto sociale pubblico di ENPAP con gli psicologi:
“L’Ente persegue l’obiettivo di erogare pensioni adeguate, adottando le necessarie iniziative affinché, da un lato le/gli iscritte/i versino, per un numero sufficiente di anni, quantità sufficienti di contributi, e dall’altro l’Ente rivaluti e incrementi i montanti accumulati oltre la misura minima di legge.”
È il patto che fonda la decisione di oggi, che non è né improvvisa né segreta.
È una decisione a sostegno dei singoli, della comunità professionale, della società in cui viviamo, nel solco dei principi costituzionali del nostro Paese.
Nel percorso fatto insieme qui negli ultimi mesi è emersa anche l’esigenza di definire insieme con chiarezza una proposta prima di avviare la comunicazione verso gli iscritti, proprio per non alimentare paure inutili e per accompagnare un passaggio così delicato con il rigore necessario.
Questo conta molto. Perché prendere sul serio le paure non significa nascondere, ma prendersene cura con rispetto e verità. Significa dare informazioni corrette, comprensibili, verificabili. Significa riconoscere la fatica senza rinunciare alla verità dei fatti.
Ora si apre la parte più importante.
Dopo la decisione, non basta dire che la riforma è stata approvata. Bisogna accompagnarla.
Spiegare bene cosa cambia, con quali tempi, con quali effetti concreti. Offrire strumenti di comprensione, momenti di confronto, simulazioni accessibili. Sostenere il lavoro e la vita personale con l’assistenza. Diluire la pressione su chi ha situazioni di difficoltà. Perché una riforma previdenziale può essere necessaria, ma per essere giusta deve anche essere capita e accompagnata da azioni di bilanciamento che la rendano sostenibile nell’oggi.
Le preoccupazioni degli iscritti restano reali. Ed è proprio per questo che oggi c’è bisogno di più trasparenza e verità, non di più confusione. Di più chiarezza, non di più allarmismo. Di più responsabilità, non di semplificazioni.
Per queste ragioni, il raggruppamento AltraPsicologia esprime voto favorevole alla riforma previdenziale ENPAP, nella convinzione che rappresenti un passaggio necessario per la tutela attuale e futura della professione.

