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È notizia di questi giorni che le elezioni per i consigli degli Ordini degli psicologi, che avrebbero dovuto svolgersi entro quest’anno, sono invece prorogate alla fine del 2024.

(Clicca qui e scorri a pagina 16)

Un anno di proroga.

La notizia piove un po’ a sorpresa, veicolata da un decreto legge approvato in questi giorni.

Sorpresa fino a un certo punto, in realtà.

Dei vari tentativi di ottenere una proroga si sapeva già da mesi, per indiscrezioni provenienti da più fonti.

E i vertici del consiglio nazionale? Possibile che di questi tentativi non ne sapessero nulla?

Di certo non lo hanno comunicato al Consiglio Nazionale.

Se sapevano e non lo hanno detto, sarebbe una condotta gravemente scorretta.

Se non lo sapevano sarebbe pure peggio.

Vorrebbe dire che il governo ha chiesto a qualcun altro e non a loro, di prorogare i consigli degli Ordini degli psicologi di un anno.

Ad esempio a mia zia Antonia, di professione sarta.

Me la vedo, assorta alla macchina per cucire mentre i funzionari del ministero la interpellano sulla proroga.

E lei avrà detto sì, fra un corsetto da stringere e una gonna da rammendare, solo per levarseli di torno.

Ma a parte queste note di colore, dispiace che si riproponga ancora una volta la pessima abitudine delle proroghe.

Che ormai sono la regola, perché da quando mi occupo di politica professionale ho visto più mandati prorogati di quelli scaduti a scadenza naturale.

L’anomalia diventa regola, le disfunzioni abitudini.

Cosa dire ad esempio della Puglia? Dopo quattro anni di processi per le note irregolarità nelle ultime elezioni, un consiglio rimasto in carica illegittimamente e infine la nomina di un commissario, ora tutto resterà bloccato per un anno.

Secondo la legge il commissariamento dovrebbe durare 90 giorni, il tempo di rifare le elezioni. Invece durerà un anno e mezzo.

Una situazione assurda, che grida vendetta.

Intendiamoci: ogni volta c’è una buonissima ragione per prorogare, una giustificazione, un pretesto.

Come i figli: ogni sera una buona ragione per non sparecchiare la tavola. Sempre ragioni validissime. Veri artisti della proroga.

Come i vari consigli nazionali che si sono succeduti negli ultimi anni.

Gli ordini amministrati da Altrapsicologia erano già pronti per andare al voto.

La nostra associazione non teme le elezioni.

Non abbiamo lavorato per ottenere proroghe e prolungamenti di mandati, e se fosse per noi si dovrebbe sempre rispettare la scadenza naturale dei quattro anni.

Purtroppo pare che gli altri interlocutori non la pensino così.

Pare che i personaggi che abitano la politica della nostra categoria non amino le scadenze naturali.

Pare quasi – ma non vorrei dire una cattiveria di troppo – che a più di qualcuno piaccia occupare i consigli degli Ordini più di quanto preveda la legge.

Per certi consiglieri gli Ordini diventano una specie di paese dei balocchi in cui cercare di strappare sempre un giro di giostra in più.

Diventa evidente che lo si fa più per interesse personale che per il bene della comunità professionale.

Perché se lo si facesse per il bene della comunità professionale, si tenderebbe a rispettare le regole e a raggiungere i risultati promessi entro i termini naturali dei mandati.

Invece no. C’è sempre qualcosa da finire. Qualcosa che richiede un po’ di tempo in più. Una piccola proroga. Un pretesto per tirare avanti ancora un po’.

Non si vede un mandato di durata naturale dal lontano 2010-2014.

E ancora prima, i mandati erano sempre stati prorogati.

Siamo una categoria fondata sulle proroghe.

In questa sorta di democrazia elastica, l’unica certezza è che gli psicologi non sanno mai quanto dureranno effettivamente i mandati dei loro consigli degli Ordini.

Come certe dittature africane, in cui la durata dei mandati dipende più dai colpi di Stato e dalle trattative clandestine che da ciò che sta scritto nelle leggi.

E se posso permettermi un commento, non mi sembra una cosa sana.

Pare che non sappiamo favorire il ricambio alla guida delle istituzioni.

Ma questo significa sottrarre ai colleghi, alla comunità professionale, agli elettori, il sacrosanto diritto di scegliere.

Non che la scelta sia di per sé una garanzia di qualità.

La mediocrità politica e amministrativa è un effetto collaterale inevitabile della democrazia.

Ed è per questo che i mandati dovrebbero avere una scadenza precisa: per avere la possibilità di liberarsi dei mediocri.

Pazienza.

Ce ne faremo una ragione.

Altrapsicologia continuerà a lavorare.

E il CNOP ha un anno di tempo per un lavoro concertato sulla ridefinizione delle procedure elettorali e sulla inclusione degli iscritti albo B nella vita delle istituzioni.

Sempre che qualcuno non abbia già in mente e di sforare anche il 2024 e puntare all’immortalità.

Speriamo di no.

Non auguro a nessuno di dover ricorrere all’imbalsamazione per reggere le proroghe.