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L’ultima riforma ministeriale dei corsi di laurea (DM 270/04) sottolinea con chiarezza la responsabilità delle Università al cui interno sono offerti corsi di laurea professionalizzanti (che cioè esitano nella iscrizione ad un ordine professionale)  di organizzare i percorsi formativi finalizzandoli alla acquisizione, da parte degli studenti iscritti, delle competenze professionali previste.

Il senso del DM è chiaro:

nel caso di corsi di laurea che preparano allo svolgimento di una professione, l’università deve assicurare alcuni esiti formativi professionalizzanti. I corsi di laurea magistrali debbono assicurare una formazione avanzata per l’ambito professionale cui sono dedicati.

Benché sia chiaro il mandato di legge, l’università non sempre riesce ad assolvere a questo impegno, vuoi per deficit strutturali o di organico, vuoi per deficit organizzativi, vuoi per decisioni politiche non sempre condivisibili.

Tra le università del Lazio, Lumsa (che iscrive 230 studenti alla triennale), Europea di Roma (300 studenti), Telematica Marconi (300 studenti), Telematica Nettuno (50 studenti), dichiarano di perseguire finalità professionalizzanti anche per le lauree triennali.

Sapienza, invece, sembra aver rinunciato alla formazione professionale del triennio,  deputando ai corsi magistrali, cioè agli ultimi due anni del percorso formativo, la formazione professionalizzante.

Una scelta decisamente discutibile e criticabile da più punti di vista:

  • innanzitutto, nel momento in cui si rinuncia alla preparazione professionale al termine della laurea triennale, si sconfessa il mandato di legge, giacché al termine del percorso triennale è possibile affrontare tirocinio, esame di stato ed iscrizione all’albo B;
  • in secondo luogo, dedicare alla professionalizzazione i soli due anni della laurea magistrale è meno incisivo che dedicarne cinque,

Una preparazione professionalizzante dovrebbe mettere lo studente già nel corso triennale, ed indiscutibilmente nel corso magistrale,  nelle condizioni di sperimentarsi professionalmente. Non va dimenticato infatti che il laureato magistrale è, secondo la legge 56/89, un professionista rifinito ed autonomo. Può scegliere di proseguire la formazione con percorsi di specializzazione, master, dottorato. Ma non deve essere obbligato a questa scelta dalla sensazione di non essere capace a lavorare.

La sinergia tra Università e l’Ordine Professionale è cruciale.

Dovrebbe, l’ordine, infatti, essere l’istituzione più sensibile ad individuare le caratteristiche del mercato nel quale gli psicologi sono inseriti onde fornire alle università, negli opportuni momenti di consultazione, indicazioni e parametri su cui modulare l’offerta formativa al fine di assicurare la qualità e la appropriatezza degli studi agli studenti iscritti.

In questa funzione l’ordine degli psicologi del Lazio si è mostrato timido e carente. Non vi è infatti traccia della sua azione nel sostenere l’università a comporre una offerta formativa compatibile con le caratteristiche del mercato del lavoro per gli psicologi.

Come Altra Psicologia, in maggioranza all’Ordine Lazio, intendiamo quindi lavorare ad una ricognizione dei contesti di intervento nei quali gli psicologi di fatto trovano occupazione, in base al principio che se c’è una domanda di intervento per la cui risoluzione viene scelto uno psicologo è assai probabile che quella domanda possa essere compresa, articolata, valorizzata, ed  estesa. E più a monte possa essere efficacemente formata tramite percorsi universitari più sensibili al mercato.

Disponendo di un quadro del mercato del lavoro più analitico e preciso di quello del quale disponiamo adesso,  l’università, nella sua autonomia, potrebbe lavorare meglio sulla innovazione, e più efficacemente nella preparazione degli studenti, a partire dai fondamentali dell’intervento psicologico; ciò che renderebbe i laureati più sicuri nella proposta di sé in un dato ambito lavorativo, o in un ambito lavorativo innovativo.

Per esempio, dedicano tutti i corsi di laurea un congruo numero di crediti formativi ai laboratori ed alla formazione professionalizzante?

Negli ordinamenti didattici delle lauree triennali psicologiche attive a Roma, vi sono pochi o nulli  crediti formativi di laboratorio o di attività professionalizzanti. Come AltraPsicologia vorremmo valutare, di concerto con i corsi di laurea, nel rispetto della autonomia universitaria, e nel rispetto del mandato del DM 270, se questi crediti formativi più direttamente orientati alla formazione professionalizzante siano sufficienti; se possa essere utile dotare gli studenti di conoscenze operative sui “futuri” contesti professionali e di mercato, dotare di un set minimo di competenze abilitanti, utili a sapersi muovere da professionisti in avvio di professione.

La popolazione dei laureati in psicologia è sostanzialmente femminile (oltre l’80%, dati Almalaurea 2012). Ciò significa che alla disoccupazione/sottoccupazione degli psicologi concorrono anche le variabili legate al genere. In un mercato del lavoro per gli psicologi ai limiti della saturazione, e perciò altamente competitivo, gli aggravi di difficoltà legati al genere possono essere fattori decisivi. A tre anni dalla laurea i maschi hanno un guadagno medio netto mensile pari a circa 1400 euro per un contratto a tempo pieno contro gli 800 scarsi delle femmine; i maschi guadagnano 700 euro al mese netti per un lavoro part-time contro i 600 scarsi delle femmine. Va da sé che essendo le femmine oltre l’80% della popolazione dei laureati in psicologia, la media di guadagno netto mensile per psicologo è di 1100 euro circa per il lavoro a tempo pieno e di meno di 600 euro per il part-time (dati Almalaurea 2012). La sottoccupazione degli psicologi deriva anche da questo. In stretta e proficua collaborazione tra ordine professionale e università, alcune di queste variabili potrebbero essere trattate già durante il percorso formativo: per esempio con percorsi di empowerment verso il lavoro e lo sviluppo di carriera per le laureande, facilitazione di reti sociali formali ed informali finalizzate allo sviluppo di carriera per le ragazze, attività di tutoring (richiesta obbligatoriamente dal DM 270/904) orientato ad un bisogno specifico, ad esempio al miglioramento dell’approccio femminile alla autoimprenditorialità.

Infine Altra Psicologia, come maggioranza dell’ordine degli psicologi del Lazio, vorrebbe avviare una discussione aperta e proficua su due aspetti che ancora oggi lasciano inevase alcune perplessità:

la fusione di Psicologia con Medicina, caso unico in Italia;

la disattivazione di corsi triennali e magistrali che vengono dismessi per contrarre di poche centinaia di unità il numero di iscritti, malgrado la solida tradizione culturale e scientifica che li aveva sostenuti, al di fuori di un organico piano nazionale, ciò che ha comportato e comporterà una irrilevante diminuzione di iscritti a Roma,  ma nessun cambiamento in altri contesti formativi italiani, non necessariamente di qualità.