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9 Luglio 2026Il Consiglio Nazionale dell’Ordine Psicologi ha lanciato un nuovo tentativo di revisione del Codice Deontologico, dopo la bocciatura del 2023 da parte del Consiglio di Stato.
Anche questa volta non si parte con il piede giusto.
LA PROPAGANDA DELLA PARTECIPAZIONE.
Il primo problema è la partecipazione.
Il CNOP annuncia da mesi, con grande enfasi, che sarà una revisione partecipata dal popolo: “come una consensus conference”.
Peccato che della consensus conference questa revisione non abbia nulla.
Qui abbiamo un piccolo gruppo di 9 persone, la Commissione Deontologica, di nomina politico-amicale, incaricata di farsi le domande e darsi le risposte.
Zero contatti con la comunità professionale. Zero contatti con esperti interni ed esterni e con stakeholder. Zero contatti con gli uffici deontologici degli Ordini regionali.
Era stato annunciato un portale per raccogliere i commenti della comunità professionale sulle proposte di revisione, per giugno 2026.
Siamo a Giugno 2026 e non si sa nulla né delle proposte né del portale.
Non si sa nemmeno come funzionerà, questo portale: chi potrà intervenire? Come e cosa si potrà commentare? Come saranno ponderati i commenti?
Il professore di Diritto o di Filosofia Morale peserà quanto il serial killer radiato dall’albo, oppure ci sarà una ponderazione? E quale?
Al momento pare tutta scena. Una partecipazione per finta.
Aspettiamo fiduciosi.
DEONTOLOGIA PER IMITAZIONE
Un secondo problema è il metodo che si sta seguendo per la revisione: a quanto pare si sta prendendo largamente spunto dai Codici etici di altre associazioni di psicologi (APA, canadian, EFPA).
Un processo endogamico, che rischia di importare tutti gli errori degli altri Codici nel nostro.
Sembra invece mancare qualunque aggancio alle teorie etiche elaborate dalla filosofia morale, dalla bioetica, dal diritto.
Manca, insomma, un contatto con il mondo e con chi fa etica per mestiere. Rischiamo di fabbricarci un dio per conto nostro, fatto in casa come i ravioli della nonna.
SENZA STORIA: L’ASSENZA DELLA GIURISPRUDENZA.
Un terzo problema è che anche questa nuova revisione non si basa sulla giurisprudenza, come vorrebbe l’art. 41 del Codice stesso, perché semplicemente non è mai stata raccolta.
Certo, questa volta il CNOP ha fatto della raccolta statistica sui procedimenti.
Ma nulla che si avvicini al “complesso di pronunce, quindi sentenze od ordinanze, ossia provvedimenti emessi nell’esercizio dell’attività giurisdizionale”, che è la definizione di giurisprudenza che sta sul sito di ogni tribunale italiano.
Nulla che racconti di come la deontologia viene applicata nella pratica, dei ragionamenti alla base delle decisioni, dei dilemmi etici che la professione di pone.
Questo problema della mancata raccolta della giurisprudenza si trascina da trent’anni. Bisognerebbe avere il coraggio di uscire dall’ipocrisia: rimuovere il precetto dal Codice oppure impegnarci seriamente a rispettarlo.
Questo CNOP sceglie invece la via di mezzo, spacciando i dati statistici per giurisprudenza.
Mi chiedo se ci credano davvero, o se ci credano con l’anello al naso.
CONFLITTI DI INTERESSE DEI COMPONENTI.
Un quarto e serio problema è poi il conflitto di interesse di alcuni componenti della commissione di revisione.
Uno di questi ha orchestrato, negli ultimi mesi, una veemente campagna di protesta contro la riforma delle pensioni del nostro Ente di previdenza, tutta centrata sulla rivendicazione della libertà individuale dalle imposizioni paternaliste dell’istituzione.
Ora, tutte le posizioni sono legittime in un contesto pluralista. Ma quando hai un incarico pubblico, si pone una questione di opportunità.
Come si conciliano le posizioni ultraliberiste che rivendicano la massima libertà individuale quando si parla di pensioni e solidarietà, con un lavoro sulla deontologia che per definizione è un argine alla libertà individuale del professionista?
C’è poi un tema di credibilità, perché nella protesta si è fatto largo uso di falsità e mistificazioni.
Come possiamo far rivedere il Codice a chi ha un rapporto così spregiudicato con la verità, con i colleghi e con la comunità professionale?
E ancora, come si conciliano gli inviti pubblici (documentati) di componenti della Commissione Deontologica a lasciar perdere la deontologia, indirizzati a colleghi e ad intere parti associative della professione, con la logica partecipativa che viene invece propagandata dal CNOP?
Con questi bug, la revisione non è credibile e non è sopra le parti.
Il processo andrebbe allargato ben oltre i confini dell’attuale Commissione Deontologica.
E i singoli componenti dovrebbero chiarire i loro posizionamenti ideologici.
I due medici con posizioni antivaccinali che stavano nel tavolo tecnico sui vaccini del Ministero della Salute per coerenza si sono dimessi, per dire.

